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Manifesto sardo per un umanesimo bioregionale

IL POTERE STA NEI NOSTRI OCCHI

Siamo

  • umanità, natura che prende coscienza di se stessa 1
  • custodi dei territori in cui viviamo e di tutti gli esseri ed elementi che li abitano e ne fanno
    parte
  • humus umano per nuove realtà fertili
  • una pluralità di coscienze impegnate in un continuo percorso interiore
  • forti ma pacifici, non violenti né guerrafondai, ispirati alla legge naturale 2
  • in quanto madri e padri, ci prendiamo la responsabilità dell’istruzione dei nostri figli e delle
    giovani generazioni, senza interferenze arbitrarie da parte di entità istituzionali

Crediamo

  • che il territorio di ciascuna e ciascuno di noi inizi dal nostro corpo vivente, in quanto esso è
    la porta d’accesso a tutti gli altri beni
  • che sia indispensabile riconnetterci con i ritmi e i cicli del vivente planetario, a partire dal
    libero accesso a un’acqua non inquinata e fruibile in ogni Comune in quanto bene essenziale
  • di poter ampiamente vivere con ciò di cui la natura ci provvede in ciascun territorio locale,
    senza ricorrere alla manipolazione tecnologica delle risorse a fini di mero profitto per pochi, a
    scapito di molti
  • nella fondamentale importanza dell’uso comunitario e confederato dei beni naturali per la
    sussistenza delle popolazioni locali
  • nella saggezza ancestrale di pastori, contadini, pescatori e artigiani, radice della nostra memo-
    ria storica e fonte di dignità, armonia e benessere coevolutivo per tutti gli esseri viventi
  • nell’inviolabilità del nostro essere nei confronti di imposizioni arbitrarie (trattamenti sanitari,
    ambientali o d’altro genere) a cui neghiamo individualmente o collettivamente il consenso
  • che il valore delle cose e delle persone non debba essere sottomesso alle logiche del profitto,
    della rendita e dell’accumulo monetario, materiale e/o immateriale
  • in un’agricoltura ecologica e rigenerativa, libera dalla chimica e dall’agrobusiness, basata sulla
    sovranità alimentare territoriale e su sistemi equi e solidali di distribuzione del cibo
  • nella libera scelta su come impiegare (e produrre) le nostre energie fisiche, mentali e spirituali
  • in una educazione popolare e in natura, in armonia con i bisogni naturali degli esseri

Facciamo

  • circolare liberamente le informazioni, le conoscenze e i saperi, proponendo le nostre idee e
    riflessioni
  • unione, creando reti comunitarie basate su fiducia e mutuo aiuto
  • della convivialità e cooperazione un modo abituale di agire
  • autoproduzione di beni essenziali, e diamo sostegno a chi produce e scambia eticamente e
    localmente
  • in modo di mantenerci in salute con metodi naturali e buon cibo, in linea con gli insegna-
    menti di Ippocrate

Abitiamo

  • una terra a forte personalità geografica, un’«isola continentale indipendente»3, caratterizzata
    da tempi lontanissimi e fino alla metà del secolo scorso dalla presenza di generi di vita “nativi”,
    incentrati su sistemi agro-silvo-pastorali e prelievi ittici di piccola scala
  • reticoli di territori che per secoli sono appartenuti alle comunità insediate e ne hanno con-
    sentito il sostentamento attraverso una molteplicità di sistemi autogovernati (agricoli, boschivi
    e di pesca) e di proprietà collettive in demani civici 4
  • Il pianeta Terra con coscienza, rispetto e gioia

Norbello (OR), 30.11.25


FIRMATARI:

Daniela Inconis

Pier Luigi Sanna

Maurizio Fadda

Fabio Parascandolo

Giovanna Solinas

Miria Roccia

Damiano Sanna

Domenico Gessa

Anna Maria Sedda 

Francesca Batzella


1 Secondo E. Reclus (1830-1905), «L’uomo è la natura che prende coscienza di se stessa».


2 Seguiamo in proposito l’orientamento di Mark Passio: https://ia600405.us.archive.org/7/items/keithknightcollege_gmail_258/MarkPassioNaturalLawSeminar-FullVersion.mp4

3 «Le isole continentali indipendenti sono quelle che si distaccarono dai Continenti per cause geologiche […]. Sono quasi tutte montuose, ripetendo spesso lo stesso allineamento orografico della terraferma di cui fecero parte (Sardegna, Corsica, Sicilia, Tasmania, Madagascar)» (R. D’Alessandro, Geografia generale per le scuole medie superiori, Edizioni scolastiche Mondadori, Milano, 1967, pag. 79)


4 Le terre civiche e i relativi patrimoni ambientali non vanno considerati né come beni pubblici in senso statalista, né come risorse private e mercificabili, ma come spettanze comuni a ciascun nucleo di residenti locali, da tutelare con destinazioni d’uso ecologicamente compatibili e da governare priorizzando l’interesse all’autodeterminazione degli abitanti



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