Nostro “faro” è in questo senso l’art. 3 della Costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La Scuola impiega modelli aggiornati di conoscenza sulle realtà ambientali-territoriali-sociali e propone momenti di confronto e iniziative sulla tutela della rete della vita (umana ed extra-umana) e sulla difesa dei beni comuni indispensabili al suo sostegno. Ad approcci didattici-scientifici si affiancano laboratori pratici ed esperienze formative “autoctone” (fondate cioè sull’espressione di saperi contestuali). I destinatari della Scuola sono insegnanti scolastici di ogni ordine e grado, agricoltori, professionisti e operatori del territorio, amministratori di enti pubblici, studenti, specializzandi universitari e tutti coloro che intendono impegnarsi in percorsi di cittadinanza attiva. Focalizziamo la nostra attenzione sulle attività indispensabili alla sussistenza umana: come si sono sviluppati i sistemi di produzione e consumo del cibo e di tutte le esigenze di base, e come potrebbero essere ristrutturati in modo equo e sostenibile? Come riconfigurare le attività produttive e i modelli di consumo dei beni e delle merci per non squilibrare ulteriormente i nostri contesti ambientali e sociali ed anzi per pervenire a soddisfacenti livelli di qualità della vita quotidiana? Ci interessano lo stato del pianeta e dei suoi cicli ecologici, l’esercizio dei diritti democratici, la rigenerazione dei saperi civici e delle economie locali, la sovranità energetica e alimentare.
A proposito di queste ultime due espressioni, precisiamo che per noi la nozione di sovranità non va confusa con rivendicazioni genericamente “sovraniste” che vanno ultimamente diffondendosi presso un’opinione pubblica sempre più colpita e frastornata dagli effetti negativi della globalizzazione finanziaria e della corrispondente crisi economica. Prendiamo le distanze da malintese forme di nazionalismo e di protezionismo politico, culturale ed economico. Sotto le insegne di certi nuovi sovranismi, le istanze di controllo sulle risorse vengono rivendicate in base a genuini malumori e bisogni popolari; eppure, non a caso, nessuna seria riflessione interviene sulle regole basilari della moderna organizzazione sociale, né vengono minimamente messi in discussione i meccanismi produttivi delle economie di crescita. Le regole della governance sociale ed economica continuano così ad essere dettate da élitarie “cabine di regia” che si autoproclamano protettrici di un supposto bene comune o “interesse nazionale”.

Sovranità alimentare non vuol dire quindi per noi essere «padroni in casa nostra» quanto piuttosto auto-organizzarci alla ricerca di modelli appropriati di responsabilizzazione delle nostre comunità umane ad usi appropriati (quindi non smodati né insostenibili) dei beni naturali essenziali alla vita.
In questo senso ci riallacciamo, tra vari riferimenti possibili, alla definizione enunciata da ARI-Associazione Rurale Italiana:

( assorurale )